Quello che per noi occidentali è un bene ormai quasi dato per scontato, nel terzo mondo è invece ancora causa di morte: l’Unicef ha calcolato che ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate a scarse condizioni igienico-sanitarie. L’acqua in particolare resta un “dono” per miliardi di persone in tutto il mondo e per questo non può non essere nostro dovere prendercene cura: non solo attraverso l’attenzione a mari e fiumi ma anche con il consumo di quella proveniente dalla nostra rete idrica.

L’acqua del rubinetto generalmente non è meno sicura di quella in bottiglia, proviene per l’85% da giacimenti sotterranei molto protetti. Inoltre, l’attuale normativa europea, ben applicata nel nostro paese, prevede un controllo costante, con milioni di analisi all’anno, di 50 parametri chimici e microbiologici.
Nonostante questo, l’Italia è al primo posto in Europa per consumo di acqua in bottiglia con circa 194 litri l’anno pro capite: qualcosa come 12 miliardi di bottiglie svuotate ogni dodici mesi.
Permangono, quindi, convinzioni che ci spingono a non bere l’acqua delle nostre case. Una delle più comuni è quella di pensare che bere acqua del rubinetto, magari ad elevato residuo fisso e ricca di sali di calcio e magnesio, possa favorire la formazione di calcoli renali. È davvero così? In realtà la concentrazione di calcio presente nell’acqua potabile di casa non è stata finora correlata a nessun aumento di calcoli renali. La formazione dei calcoli, per lo più costituiti da ossalato di calcio, dipende in molti casi da una predisposizione individuale o familiare e, infatti, il rischio è più elevato se ci sono in famiglia altre persone che ne hanno sofferto. Per prevenirli, invece, ciò che conta di più è la quantità totale di liquidi che si assumono nell’arco della giornata, quantità che dovrà essere adeguata a consentire una corretta diluizione delle urine. La diluizione e l’aumento del flusso dell’urina aiuta certamente a ridurre la formazione dei cristalli di sali, che
vengono così più facilmente espulsi prima che le loro dimensioni possano esser tali da creare problemi al loro passaggio nelle le vie urinarie. In altri casi, la paura riguarda il controllo del peso corporeo e la ritenzione idrica. Acque oligominerali possono apparire più idonee per queste situazioni. Tuttavia, i sali contenuti nell’acqua favoriscono di per sé l’eliminazione di quelli contenuti in eccesso nell’organismo, senza bisogno di utilizzare un’acqua più “povera”. E per i bambini? In alcune fasi della vita è addirittura sconsigliato utilizzare acque oligominerali in modo esclusivo: sarebbe meglio alternarle con quelle più ricche di minerali, in quanto una diuresi eccessiva può impoverire di sali minerali un organismo in crescita.

Se non per una questione di gusto, dunque, non ci sarebbe motivo di allontanarsi da casa per rifornirsi di acqua, soprattutto se viviamo in “oasi felici”. Beviamo l’acqua che più ci piace purché ne beviamo in quantità sufficienti. Cerchiamo però di essere sempre consapevoli delle nostre scelte. La conoscenza fa bene, sempre… alla salute ed in certi casi anche all’ambiente!

 

Bibliografia e approfondimenti:

European Food Safety Authority (EFSA). Scientific Opinion on the substantiation of health claims related to water and maintenan ce of normal physical and cognitive function (ID 1102, 1209, 1294, 1331), maintenance of normal thermoregulation (ID 1208) and “basic requirement of all living things ” (ID 1207) pursuant to Article 13(1) of Regulation (EC) No 1924/2006. EFSA Journal. 2011; 9(4): 2075

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