Settembre è il mese dell’uva. È il mese in cui è impossibile non rimanere affascinati passando vicino ad un vigneto. È il mese della vendemmia, quel momento in cui tutto ciò che è stato coltivato durante tutto l’anno, viene raccolto e portato in cantina per iniziare il processo di vinificazione, che trasformerà il mosto in vino. Tutto raggiunge il giusto grado di maturazione, sprigionando profumi e sapori preziosi. Un rituale che mi ha sempre tanto affascinato, non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche per il valore storico e antropologico che nasconde. Le origini della vite e dell’uva sono talmente antiche da affondare nella leggenda, alcune sino ad Adamo ed Eva.

La vite può essere coltivata per diversi scopi: per la produzione di uva da vino ma anche uva da tavola. Rossa o bianca, con o senza semi, con acini tondi o ovali, più o meno dolce, le caratteristiche e le differenze principali che distinguono le molte varietà esistenti di uva da tavola e uve da vino sono proprio nella natura dell’acino. L’uva da tavola, infatti, si caratterizza per gli acini dalla buccia sottile, dalla polpa compatta e con pochi semi, mentre l’uva da vino presenta acini con polpa meno soda e più succosa. Si consuma come frutto fresco, in macedonia o ridotta in succo; con l’uva fresca molto matura si prepara il vincotto, mosto stracotto fino a diventare dolcissimo, utilizzato per preparare alcuni dolci tradizionali. Uva e uva fragola danno poi vita a marmellate, torte, biscotti e focaccine. Dai semi (vinaccioli) dell’uva si ricava un olio ricco di acidi grassi benefici per la salute se usato a crudo. L’uva essiccata o uvetta trova impiego in tantissime ricette sia dolci sia salate dal nord al sud dell’Italia. Anche le foglie di vite sono commestibili: nella cucina greca e libanese si usa cuocerle al vapore e poi avvolgervi il riso e la carne.

Pochi frutti hanno ottenuto la stessa attenzione dell’uva nella letteratura scientifica. Si dice che la lista delle proprietà benefiche ascritte all’uva sia tanto lunga quante sono le sue varietà, e questo è facilmente intuibile dalla sua composizione: 100 grammi d’uva fresca apportano all’incirca 61 Kcal; l’acqua ne costituisce una quantità abbondante (80,3% circa), i carboidrati – soprattutto fruttosio e glucosio – sono circa il 15,6%, le fibre ammontano all’1,5%, le proteine allo 0,5% ed i grassi, pochissimi, costituiscono solamente lo 0,1%. È sicuramente una tipologia di frutta zuccherina, ma molto ricca di nutrienti come vitamine A, C, B6 e folati, oltre a minerali essenziali tra cui potassio, calcio, ferro, fosforo, magnesio e selenio. La buccia dell’uva è, inoltre, ricchissima di polifenoli, sostanze chimiche che aiutano a proteggere in nostro organismo dalle malattie neurodegenerative e dalle infiammazioni, tra cui il noto Resveratrolo che svolge una funzione antiossidante.

Insomma, che sia vendemmia o semplice raccolta, a settembre è impossibile non parlare dell’uva. Ecco, magari facciamo attenzione a non farci prendere la mano e fraintendere…i benefici nutrizionali dell’uva godiamoceli nella sua versione intera. Al vino lasciamo il vanto di essere uno sfizio da gustare in piccole quantità.

 

Bibliografia ed approfondimenti:

Xia N, Daiber A, Förstermann U, Li H. Antioxidant effects of resveratrol in the cardiovascular system. Br J Pharmacol. 2017;174(12):1633–1646. doi:10.1111/bph.13492

WHO, World Health Organization – Alcohol

Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA). Linee Guida per una sana alimentazione italiana

Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA). Tabelle di composizione degli alimenti 

 
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