Non si sa esattamente quando il caffè sia stato scoperto per la prima volta ma si presume che le sue origini siano molto lontane e remote. Una leggenda narra che un pastore etiope, dopo aver osservato gli effetti eccitanti derivanti dal consumo delle foglie e delle bacche di questo arbusto, ne abbia fatto dono ad un monaco che li utilizzò per preparare un infuso da consumare per rimanere sveglio durante le lunghe notti di preghiera. In Europa il caffè divenne popolare a partire dal 17° secolo grazie ai commercianti veneziani che seguivano le rotte marittime dall’Oriente a Venezia e Napoli e nello specifico il merito per la scoperta di questa bevanda va al Botanico Prospero Alpini, medico del console di Venezia in Egitto.

Il caffè oltre ad essere utilizzato come bevanda ha da sempre avuto un ruolo importante anche nel campo medico tanto che, nel corso degli anni, le sostanze in esso contenute sono state studiate approfonditamente per le loro proprietà. La più nota è sicuramente la caffeina, una molecola alla quale vengono riconosciute diverse proprietà come, ad esempio:

  • un effetto stimolante sulla secrezione gastrica e su quella biliare (ecco perché si ritiene che un caffè a fine pasto faciliti la digestione);
  • un effetto tonico e stimolante sulla funzionalità cardiaca e nervosa (per questo se ne apprezza l’effetto energetico) in quanto alcuni studi dimostrano come il caffè sia in grado di stimolare alcune funzioni cerebrali tra cui la memoria, l’umore, l’attenzione, i tempi di reazione e le funzioni cognitive generali;
  • un effetto termogenico che aiuta a mantenere il “metabolismo attivo” (motivo per cui viene inserita in tutti gli integratori spacciati e venduti come “dimagranti”).

Gli effetti della caffeina sono dose dipendenti: ciò significa che se da un lato il caffè può essere un ottimo alleato, dall’altro un suo consumo eccessivo può, per gli stessi distretti dell’organismo, essere un grande fattore di rischio (insonnia, cefalea, tachicardia, ipertensione, gastriti ecc.). È per questo che servono delle regole.

Secondo alcuni studi, in assenza di particolari condizioni che richiedono diverse indicazioni (gravidanza, malattie cardiache, disturbi gastrointestinali, ecc.), il giusto compromesso per gli adulti è di 300 milligrammi di caffeina al giorno. La quantità di caffeina varia un po’ in base alla miscela di caffè: ad esempio, nella Arabica è tra l’1 e il 2,5% del peso secco, mentre nella Robusta può arrivare fino al 4%. Viste le differenze, per semplicità si fa riferimento al numero di tazzine di caffè espresso che, nella giornata, non dovrebbero superare le 3 unità.

Oggi per noi il caffè è simbolo di tante cose: è relazione, è convivialità, è tradizione. Consumarlo con il giusto equilibrio, significa poterne apprezzare tutti i suoi benefici, sia sensoriali, sia salutistici. Ancor di più se impariamo ad amare il suo vero gusto.

A questo proposito sarebbe buona abitudine eliminare lo zucchero dalle nostre tazzine di caffè, è inutile e ne stravolge il sapore. Molto meglio concedersi un pezzettino di cioccolato fondente magari, un piccolo vizio che placa la voglia di dolce e che, vicino al caffè, rappresenta una coccola perfetta!

 

Bibliografia ed approfondimenti:

Nieber K. The Impact of Coffee on Health. Planta Med. 2017;83(16):1256–1263. doi:10.1055/s-0043-115007

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