CAPITOLO 1: CONTROLLA IL PESO E MANTIENITI SEMPRE ATTIVO
f) Fattori psicologici che influenzano il peso corporeo
Il nostro comportamento alimentare è regolato dai meccanismi fisiologici della fame e della sazietà̀ che permettono di garantire un equilibrio fra l’assunzione calorica e il consumo energetico. Tale sistema agisce come la spia della benzina di un’automobile che inizia a lampeggiare quando il carburante è in esaurimento; allo stesso modo, noi avvertiamo fame quando le scorte energetiche non sono più sufficienti.
Tuttavia, nonostante questo sia un meccanismo perfetto che ha permesso la sopravvivenza in tempi di scarsa disponibilità delle risorse alimentare, oggi è passato un po’ in secondo piano, lasciando spazio ad altri fattori che influenzano, in modo maggiore, come, cosa e quanto mangiare.
Fattori esterni, psicologici e sociali, che ci hanno fatto perdere la capacità di sentire, riconoscere e gestire gli stimoli biologici (fame/sazietà) e quelli non biologici (sociali, emotivi, abitudini, ecc.).
L’influenza di altre persone nel modulare quanto si mangia, ad esempio, sembra essere uno dei determinanti maggiori nei giovani, specialmente negli adolescenti: in presenza degli altri generalmente si mangia di più, soprattutto se in compagnia di parenti e amici, mentre accade l’opposto in presenza di persone sconosciute (facilitazione sociale). Si apprende uno stile alimentare osservando ed imitando quello di altri, ad esempio genitori o pari (modeling). Tendenzialmente, la porzione di un cibo varia sì in base alla sua qualità – quando un cibo ci piace ne mangiamo di più -, ma anche alle persone che abbiamo vicino: in presenza di altri tendiamo ad essere più controllati (norme sociali condivise). Inoltre, il cibo assume spesso il ruolo di regolatore degli stati affettivi (emotional eating), in cui a dettare orari e porzioni non sono le reali esigenze fisiologiche ma le emozioni, per le quali il cibo diventa fuga dalla realtà oppure conforto.
Insomma, oggi l’atto del mangiare non indica solo un bisogno fisiologico di cibo, ma può nascondere tanti altri bisogni che devono essere riconosciuti con cura. Stare a dieta, infatti, non significa rinunciare alla propria fame emotiva, ma saperla riconoscere.
Perché mangiamo? Perché sentiamo il desiderio di quel particolare alimento? È una fame reale o c’è qualcos’altro su cui forse dobbiamo porre attenzione?
Tra i tanti obiettivi che ci proponiamo quando decidiamo di metterci a dieta, il principale forse dovrebbe essere proprio questo: ritornare a riconoscere i segnali di fame e sazietà e distinguerli da altri segnali. Non è impossibile, ma non può prescindere dalla pazienza e dalla delicatezza verso sé stessi. Perché è questo il primo passo per costruire un comportamento alimentare consapevole. Non il calcolo delle calorie.
Bibliografia ed approfondimenti:
Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Linee Guida per una sana alimentazione italiana