Di colore bianco tendente al giallo, inodore, dal sapore gradevole appena un poco amarognolo, il ginseng viene considerato da tempo immemorabile una panacea per tutti i mali, tanto che il suo utilizzo è diventato sempre più comune anche nei nostri mercati, sia al naturale, sia sotto le forme più svariate di integratori.

Ma davvero è un prodotto miracoloso? Come fare per utilizzarlo nel migliore dei modi?

Innanzitutto, è bene sapere che sono conosciute 11 specie di ginseng, classificate per luogo di origine:

  • Asiatiche: Panax ginseng coltivato in Cina, P. schinseng o ginseng cinese, P. pseudo-ginseng che cresce in Nepal e nell’Imalaia orientale, P. notoginseng coltivato in Cina, P. japonicus, P.vietnamensis
  • Americane: Panax quinquefolius equivalente al ginseng asiatico per impieghi, aspetto e composizione
  • Siberiane: Eleutherococcus senticosus,

Tra tutte, la specie più utilizzata e studiata è il Panax ginseng.

Del ginseng si parla tanto anche a causa delle sue proprietà benefiche per l’organismo sulle quali esistono diversi studi scientifici. I principali effetti positivi ad esso attribuiti sembrano riguardare l’incremento della resistenza naturale e la capacità di recupero dell’organismo, oltre alla stimolazione delle attività e delle capacità mentali, di calcolo, di deduzione logica e di attenzione. Diversi studi mettono in evidenza le capacità del ginseng di migliorare la vigilanza, lo stato di benessere psicofisico e di aumentare la sensazione di benessere alleviando la stanchezza. Tuttavia, dalla lettura più attenta di questi studi si evince una grande eterogeneità che rende impossibile dare un responso definitivo e univoco.

Con la scienza funziona così: non basta avere dei risultati positivi in un qualche studio per decretare gli effetti benefici di una sostanza; è necessario che quegli effetti siano riproducibili in altri studi (metodo scientifico) attraverso le medesime metodologie. Da qui nascono le cosiddette prove di efficacia e su questa base si accresce la nostra conoscenza dei fenomeni per il tramite della scienza. Questo vale anche per il ginseng. Come a dire, i risultati degli studi che abbiamo non sono sufficienti per affermare con certezza che “aiuta la performance mentale”.

Quindi che fare?

Usare sempre il buon senso, che il nostro miglior consigliere. Sicuramente è inutile spendere soldi in integratori costosi (che tra l’altro contengono poco ginseng e molto zucchero di solito), dato che non esistono prove di efficacia. Molto meglio utilizzarlo in modi più naturali, magari come bevanda da alternare ogni tanto al normale caffè, ovviamente scegliendo una buona miscela. Le migliori sono le miscele di macinato per moka che hanno liste degli ingredienti più “pulite” e il prodotto è più simile a un normale caffè, anche per quanto riguarda la dose di caffeina. Meglio evitare quelli delle macchinette che contengono una quantità veramente irrisoria di ginseng e un buon numero di ingredienti insospettabili, come latte, zucchero (tanto), grassi, aromi e stabilizzanti.

Insomma, non basta dire ginseng. Non lasciamoci abbindolare. E anche in questo caso, leggere l’etichetta nutrizionale aiuta tantissimo a fare una scelta consapevole e pertanto migliore!

 

Bibliografia ed approfondimenti:

Arring NM, Millstine D, Marks LA, Nail LM. Ginseng as a Treatment for Fatigue: A Systematic Review. J Altern Complement Med. 2018;24(7):624–633. doi:10.1089/acm.2017.0361

Geng  J, Dong  J, Ni  H, Lee  MS, Wu  T, Jiang  K, Wang  G, Zhou  AL, Malouf  R. Ginseng for cognition. Cochrane Database of Systematic Reviews 2010, Issue 12. Art. No.: CD007769. DOI: 10.1002/14651858.CD007769.pub2.

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