Solitamente, uno degli ostacoli maggiori al consumo di acqua di rubinetto è legato alla convinzione che l’aggiunta di cloro alla rete idrica possa determinare un sapore sgradevole e dei rischi per la salute. Ma è davvero così?
L’acqua è un elemento essenziale per la vita umana. L’utilizzo di acque non sicure, però, può comportare conseguenze gravi per la salute. Il pericolo di gran lunga più importante riguarda la possibile presenza di microbi (batteri), di parassiti o di virus, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è molto più comune (a livello mondiale con più di 2 milioni di casi l’anno) rispetto agli eventuali rischi da esposizione ai disinfettanti utilizzati. Infatti, i requisiti di qualità stabiliti nella nostra legislazione derivano da norme europee e sono basati sulle conoscenze scientifiche che hanno permesso di definire le quantità per le varie sostanze chimiche o per gli agenti microbiologici che, considerando il consumo nell’arco di tutta la vita, possono essere presenti nell’acqua senza comportare alcun rischio significativo per la salute.
I valori guida sono definiti considerando non solo l’ingestione (acqua bevuta direttamente o assimilata dagli alimenti durante la loro preparazione) ma anche il contatto e l’inalazione che si verificano usando l’acqua per l’igiene domestica (lavaggio di pavimenti e superfici) e personale (fare la doccia).
Il trattamento di disinfezione più utilizzato è sicuramente la clorazione ed è anche quello forse da noi più percepibile attraverso l’odore e il sapore. Questo processo, solitamente, prevede una concentrazione minima di disinfettante residuo per prolungare e garantire la protezione delle acque da eventuali contaminazioni o proliferazioni microbiche fino al momento del consumo; è per questo motivo che è possibile avvertire odore di cloro durante il consumo; che però, non è altro che un segno di sicurezza dell’acqua. Questo odore, infatti, non è affatto legato a rischi per la salute, in quanto i quantitativi di cloro necessari a garantire la sicurezza microbiologica dell’acqua sono di gran lunga al di sotto della soglia di tossicità: la normativa italiana stabilisce un residuo minimo nell’acqua pari a 0.2 mg/l di cloro.
Insomma, possiamo stare tranquilli e bere acqua di rubinetto senza alcun rischio. Se poi quest’odore ci da fastidio, possiamo adottare qualche piccolo trucchetto per liberarcene: poiché è la forma volatile del cloro che suscita la percezione sensoriale, per migliorarne il sapore, è sufficiente lasciarla decantare (ad esempio in una brocca) e poi tenerla in frigorifero in una bottiglia chiusa per consentirne un’ottimale conservazione, al pari degli altri alimenti.
Bibliografia ed approfondimenti:
Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Linee Guida per una sana alimentazione italiana
Ministero della Salute. Trattamenti e potabilizzazione delle risorse idriche