A chi non è mai capitato di trovarsi con il frigorifero aperto, afferrare il cibo sognato tutta la giornata e scoprire che, ahimè, è scaduto? La data di scadenza è un limite tassativo al consumo degli alimenti?

Cerchiamo innanzitutto di capire cosa possiamo trovare sulla confezione di un prodotto e perché esiste un limite massimo per il suo consumo. Esistono due indicazioni:

  • Data di scadenza: nel caso di prodotti molto deperibili, la data è preceduta dalla dicitura “Da consumare entro il” che rappresenta il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato.
  • Termine minimo di conservazione: nel caso di alimenti che possono essere conservati più a lungo si troverà la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro il” che indica che il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore ma può essere consumato in breve termine senza rischi per la salute.

Vi è poi una terza categoria di prodotti in cui non è obbligatorio indicare sulla confezione il periodo di conservazione: si tratta ad esempio di frutta e verdura fresche (fatta eccezione per quelle già tagliate o sbucciate), vino, aceto, sale e zucchero, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche se la percentuale di alcool non supera il 10%, gomme da masticare e così via.

Come dobbiamo regolarci?

Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo di un alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. Per questo motivo, la legge vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata. Ed è importante fare attenzione! Tuttavia, come facilmente si può intuire c’è una differenza fra la dicitura “da consumare entro il” e “da consumarsi preferibilmente entro”; in linea generale, un prodotto a rapida deperibilità che abbia superato la data di scadenza deve essere gettato tra i rifiuti; con alimenti come latte, latticini, formaggi, uova, carne e pesce, infatti, è bene fare attenzione e non correre rischi. In altri casi c’è un po’ di tolleranza in più. Ad esempio, ci sono alimenti che, pur perdendo alcune caratteristiche organolettiche, possono essere mangiati nei giorni successivi alla scadenza senza essere nocivi. Tra questi:

  • alimenti come pasta, riso, biscotti, crackers
  • panettoni, pandori, colombe e altri prodotti dolciari simili
  • prodotti surgelati: se sottoposti a cottura.
  • conserve di pomodoro o sottaceto, in vasetti chiusi
  • oli
  • yogurt: se il vasetto non è gonfio e all’apertura non vediamo alterazioni particolari.

Tuttavia, aldilà delle caratteristiche dei singoli alimenti, quando ci troviamo a decidere se consumare o no un cibo scaduto, è importante assicurarsi che la sua conservazione sia stata ottimale e, per questo, i nostri sensi, come vista e olfatto, sono i migliori metodi di giudizio che abbiamo a disposizione, sia per evitare sprechi ma anche e soprattutto per non incorrere in rischi per la salute. In ogni caso, ricordiamoci che vale sempre la regola del buon senso e prevenire è sempre meglio di curare. Perciò, facciamo nostro questo detto anche quando facciamo la spesa ed evitiamo di riempire il frigo con alimenti che non siamo sicuri di poter consumare subito, cosicché il problema di valutare la data di scadenza non si pone!

 

Bibliografia ed approfondimenti:

Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Linee Guida per una sana alimentazione italiana

 

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